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Il muro

Il muro.
Editore Nuinui

C’è un re, è un re a cui non piace vedere troppe facce colorate. Decide allora di far costruire un grande muro, e al di là del muro andranno tutti coloro che non sono blu.
Però… c’è un però…Però per costruire il muro c’è bisogno di facce rosse, abili muratori. Poi il re deciderà di costruire una statua, ma sono le facce gialle ad essere abili scultori.
E per la strada? Ci vorranno le facce grigie…Capito no?
Il libro parla di inclusività, della ricchezza culturale che la diversità può darci. Le persone sono macchie colorate che rendono la pagina ricca di vita e di cose da imparare, perché è questa la cosa principale della diversità culturale: imparare cose nuove, rendersi conto che la diversità è ricchezza. Alla fine pure il re capirà che forse è meglio abbattere quell’orrendo muro! Ma chi è lo stupido che lo ha fatto costruire?

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Il buco

Considerare questo un libro per bambini è riduttivo. Basta leggere le prime pagine per rendersi conto che la sua è una narrazione che ti prende a prescindere dell’età, perché in ogni periodo della nostra vita possiamo scroprire un grosso buco dentro di noi.
Può essere improvviso, inatteso; può crescere piano piano senza che noi possiamo rendercene conto.E una volta lì, quel buco va in qualche modo riempito: mangiando, cercando affetti insani; chissà in quanti altri modi si può riempire quel buco! Tutti sbagliati forse, a meno che non si cerchi dentro di noi.
Il buco è un libro di una profondità che prescinde dall’età. La piccola Giulia, protagonista di questa storia, è l’archetipo di una persona che si scopre incompiuta e vuota. Questo può succedere a qualunque età, dal passaggio delle varie fasi della vita, all’improvviso manifestarsi un avvenimento che ti apre un fastidioso buco sulla pancia e cercare un tappo per otturarlo è ormai inevitabile.
Cerchiamo di otturarlo sbagliando, certamente, perché siamo umani e sbagliamo sempre prima di imparare.

Questo libro ci insegna che siamo fallibili nella nostra ansiosa ricerca di un “tappo”, così come siamo fragili di fronte ad eventi che sono più grandi di noi.Ci insegna ad essere pazienti con noi stessi, avere empatia verso noi stessi quando è più facile arrabbiarsi per i propri errori e per eventi delle vità che non possiamo controllare, ma vorremmo tanto.